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IN-PERFEZIONE
A cura di Alberto Desirò

PRATO (FI)
POLO CULTURALE CAMPOLMI
21 GIUGNO - 5 LUGLIO
Collettivo di Fotografia
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POSTCARDS FROM NOWHERE 
serie limitata e numerata di dieci opere

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Ogni opera è composta da​ 3 stampe fujifilm instax square pellicola iso 800

Cornice a cassetta bianca 21 x 30 cm, Fondo grigio scuro, sigillo di autenticità sul retro

Opere Presentate

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Postcard From Nowhere 01

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Postcard From Nowhere 02

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Postcard From Nowhere 03

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Postcard From Nowhere 04

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Postcard From Nowhere 05

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Postcard From Nowhere 07

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Postcard From Nowhere 09

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Postcard From Nowhere 10

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CONCEPT DELLE OPERE E INTERPRETAZIONE

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Viaggio e fotografia sono mondi sempre più collegati, due facce della stessa medaglia. Spesso viaggiamo esclusivamente per fotografare e fotografiamosempre i nostri viaggi. Costantemente e continuamente, da quando ne abbiamopossibilità, documentiamo il diverso, lo stravagante, l’esotico, per razionalizzarlo, contenendolo in una dimensione a noi familiare. È così che i viaggi producono le cosiddette cartoline, immagini che mirano alla perfezione ma destinate ad essere ciascuna la copia dell’altra. Nel tentativo di scattare al meglio l’ennesima foto alla Tour Eiffel, al Colosseo o alla Liberty Island, si consuma così l’inevitabile tragedia: la ricerca del ricordo perfetto che rischia di essere un drammatico e inesorabile clone del ricordo di chi ci ha appena preceduto o subito ci seguirà.

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Cosa succede allora se sostituiamo a quelle immagini iconiche e auto esplicative, cartoline “sbagliate” e “imperfette” di non-luoghi? Cosa succede se proviamo a raccontare un viaggio attraverso immagini che potrebbero essere state scattate ovunque? Nel sovvertire la più classica equazione “viaggio = cartolina” ho cercato di costruire una memoria più intima e sensoriale del viaggio, il ricordo di un luogo non deve dunque passare esclusivamente dalle sue mete più iconiche, ma si costruisce anche e soprattutto da tutti quei tasselli secondari che danno a quel viaggio, a quella esperienza, a quel vissuto, una forma e un contenuto unico. Da tasselli apparentemente anonimi e asigificativi scaturiscono così immagini altre di quella esperienza, in una ricostruzione logico-semantica che muove dal particolare per proiettarsi verso quel generale, qui volutamente omesso, che può e

deve essere riempito di significato e contenuto anche dallo spettatore.

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Le tessere della raccolta vogliono dunque raccontare istanti di tempo e di spazio al di fuori del tempo e dello spazio offrendo coordinate mutevoli in funzione di chi ne fruisce. La ripetizione di elementi simili, la ricerca di scorci familiari e l’aver escluso dalle immagini riferimenti univoci allo spazio raffigurato sono quindi tecniche compositive che vogliono permettere alle immagini di essere lette e interpretate in modi diversi.

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L’idea del progetto, attraverso trittici di polaroid, è quella di creare delle cartoline “universali” nelle quali ciascuno possa immergersi e riscoprire aspetti familiari, frammenti di viaggi già fatti, di luoghi visitati o dimenticati, che si sommano e

mescolano tra loro nella ricerca dell’interpretazione dell’immagine. Il titolo vuole dunque essere un invito per chi osserva a ricostruire la propria cartolina attribuendo un nome, un luogo, un tempo o un ricordo determinato a immagini che appaiono

anonime, restituendo alle foto il senso che comunemente attribuiamo al concetto di cartolina.

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Da una concezione imperfetta e “privata” di cartolina si vuole puntare così alla costruzione di una memoria collettiva: se ogni scatto infatti può suggerire un ricordo diverso a chi lo guarda, in mancanza di una attribuzione univoca dello spazio che rappresenta, la foto diventa contemporaneamente una cartolina di nessun luogo e di tutti i luoghi possibili.

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